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L’ATTESA DI DIO

DALL’AZIONE ALLA PASSIONE

 

“Nella passione e risurrezione di Gesù vediamo che Dio stesso è un Dio in attesa. Questo è il secondo aspetto dell’attesa che riguarda in profondità la nostra vita spirituale. Ma proprio questo sguardo ci obbliga a passare, a spostarci dall’azione alla passione. La parola centrale nel racconto dell’arresto di Gesù è un’espressione su cui non ho mai riflettuto molto: essere consegnato.

Nel Getsemani Gesù fu consegnato, perché tradito dall’amico: l’invidia della classe sacerdotale lo consegnò poi ai carnefici; ma già prima, all’inizio della vita di Gesù, è presente un altro ‘essere consegnato’ quello di Dio Padre all’umanità, infatti a Betlemme Dio consegna un Figlio, il Figlio suo Unigenito, al mondo!.

“Questo dramma dell’essere consegnato divide la vita di Gesù in due. La prima parte è piena di attività. Ma immediatamente dopo che Gesù è consegnato, diventa uno a cui le cose vengono fatte. Gli vengono fatte cose sulle quali non ha nessun controlo. Questo è il significato della passione: essere l’oggetto delle azioni di altre persone. E’ importante per noi renderci conto che quando Gesù dice: “Tutto è compiuto”, non intende dire semplicemente: “ho fatto tutte le cose che volevo fare”. Egli intende dire  anche: “ho lasciato che mi fossero fatte perché io compissi la mia vocazione”. Gesù non compie la sua vocazione soltanto nell’azione, ma anche nella passione. Egli non compie la sua vocazione solo facendo le cose che il Padre lo ha inviato a fare, ma anche lasciando che gli vengano fatte le cose che il Padre permette che gli siano fatte. La passione è una sorta di attesa: l’attesa di ciò che altre persone faranno. Questo è il grande dramma della passione di Gesù: doveva aspettare come la gente avrebbe risposto… la sua non è semplicemente l’agonia dell’avvicinarsi alla morte. E’ anche l’agonia di dover aspettare. E’ l’agonia di un Dio che dipende da noi per il modo in cui manifestare fino in fondo la sua presenza divina in mezzo a noi. Qui intravediamo il mistero dell’Incarnazione di Dio. Dio si fece uomo non solo per agire in mezzo a noi, ma anche per essere colui che riceve le nostre risposte. Dio rivela se stesso in Gesù come colui che aspetta la nostra risposta.

La risurrezione prima di tutto è la vita che sgorga nella passione di Gesù, nel suo attendere. La risurrezione ha inizio anche nel mezzo della passione. Nel Getsemani Gesù che risponde a coloro che lo cercano: “Sono io!” ci ricorda il roveto ardente.

Per cui proprio quando Gesù è consegnato alla sua passione, egli manifesta la sua gloria. Ma ciò vale anche per noi, che anche nel mezzo delle nostre sofferenze e della nostra passione, in mezzo al nostro attendere, possiamo già sperimentare la risurrezione. Se consideriamo il nostro mondo, quanto possiamo realmente avere sotto controllo? La nostra vita non è in larga parte passione? I molti modi in cui subiamo le azioni di altre persone, di eventi e della cultura in cui viviamo, e di molti altri fattori al di là del nostro controllo spesso lasciano poco spazio alle nostre iniziative personali.

Sembra che nella nostra società vi siano sempre più persone che hanno sempre meno influenza sulle decisioni che riguardano la loro esistenza personale. Di conseguenza, diventa sempre più importante riconoscere che la maggior parte della nostra esistenza comporta l’attesa nel senso di essere ‘agiti’. Ma la vita di Gesù ci dice che non avere il controllo fa parte della condizione umana. La sua vocazione si è compiuta non solo nell’azione, ma anche nella passione, nell’attesa.

 

Se è vero che Dio in Gesù è in attesa della nostra risposta all’amore divino, allora possiamo scoprire una prospettiva totalmente nuova su come stare in attesa nella vita. Possiamo imparare ad essere uomini e donne obbedienti che non cercano sempre di tornare all’azione, ma che ravvisano il compimento della propria umanità più profonda nella passione, nell’attesa. Se riusciremo a fare questo, sono convinto che entreremo in contatto con la gloria di Dio e con una nostra nuova vita”.

 

 




 
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