Gesù parla alla luce del sole
 
 
 

nº 1057
Articolo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

 

1002. La natura parla di Dio

Il primo a riconoscere la natura come parola le Parole di Dio è proprio il Creatore che, contemplando quello che aveva fatto: “vide che era cosa molto buona”. Per completare la sua opera radunò tutta la bellezza della natura e fece un giardino che era un Paradiso dove Dio veniva, nella brezza della sera, a colloquiare con l’uomo (Gen. 8,31). La natura era  sufficiente per dare all’uomo la conoscenza di Dio, come leggiamo nella lettera ai Romani di  Paolo: dalla natura l’uomo può conoscere Dio. I frutti, del giardino, avevano parole sul bene e sul male, sulla sapienza e sulla vita (Gen. 3,1 ss.) Questa bellezza è tanto grande che in ogni foglia, granello di sabbia, goccia d’acqua, fiamma di fuoco e anche la brezza di un venticello leggero contengono in se un universo. Per quanto gli scienziati tentano di raggiungere l’ultima spiegazione, sempre ci sarà qualcosa in più da capire e scoprire. E’ un infinito di meraviglie. Tutto questo parla di Dio: “ I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani” (S. 19,1). Tutte le meraviglie che Dio ha operato per il suo popolo avvengono nella natura. Gli incontri tra Dio e il suo popolo si danno nel mezzo degli elementi naturali. Gesù vedeva le bellezze del Regno nei fiori del campo, nei campi dorati per la vendemmia, negli alberi, nelle piantagioni e nel lavoro dell’uomo. Per venire fino a noi, ha assunto una natura umana profondamente radicata nella realtà della natura. Per lasciarci la sua vita, nel sacramento dell’Eucaristia ha usato il pane e il vino, frutti della terra e del lavoro delle persone. Ci ha portato la salvezza sul legno della croce.

 

1003.Gesù parlava dei gigli

Gesù era estremamente sensibile alla natura. Quanto più siamo di Dio, tanto più lo vediamo nella natura e ascoltiamo in essa la sua parola. Colui che, nel vedere la bellezza di un fiore o un altro elemento creato non è capace di vedere lì il suo creatore, è perchè  è già morto nel suo cuore. Se non dico “Tu mi incanti, o Dio, e mi ami in questo dono”, sono ancora incompleto, immaturo e insufficiente. Quando Gesù,  seduto sul monte annunciava la sintesi della sua Parola  parlava sempre della bellezza dei fiori. Certamente, sull’erba con un semplice giglio del campo nella mano, che oggi cresce e domani è già secco, ci diceva che non dobbiamo preoccuparci, poichè siamo nelle mani di Dio (Mt 6, 28-30). I santi vedevano nei fiori “le foto” di Dio. Quanto più ameremo Dio,  più Lo vedremo nella bellezza del mondo. Quanto più amiamo la natura, più Lo vedremo in essa.

 

1004. I dolori del mondo

Se c’è una natura serena e dalla misteriosa bellezza, c’è anche sconvolgimento in essa. Che significano i cataclismi, i dolori di un animale, la estinzione delle specie e tanti altri mali che il mondo soffre? Paolo spiega che  “le cose create furono sottoposte alla caducità non di loro volontà, ma a causa di colui che ve le sottopose, nella speranza che la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per ottenere la libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,20-21). Talvolta capiamo che, per il peccato, è stato distrutto il giusto equilibrio della relazione tra la persona e la natura. Il male non sta nella natura, ma in noi che ci serviamo di essa per il male. Anche questa situazione è una Parola che ci invita a vivere bene con gli elementi della natura. Così la natura resta nella speranza di essere liberata dalla schiavitù...(Rm 8,20-21) la spiritualità si corona di fiori e anche piange con il mondo. 

 
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